Il gradasso Trump e il ritorno nel “giardino di casa”. Il rapimento di Maduro

Con l’attacco al Venezuela, la storia delle relazioni internazionali ha avviato soltanto un nuovo capitolo, che, in verità, conferma ciò che da sempre è noto.

Gli Stati Uniti d’America sono il regno dei cowboy, e i loro dirigenti hanno operato in ogni situazione esattamente come i progenitori – spesso la feccia d’Europa che attraversava l’Atlantico in cerca di quella fortuna non raggiunta in patria – che ammazzavano i pellirosse e gli rubavano le terre, insediandovisi, senza tanti complimenti. La stessa pratica dei sionisti in Palestina, tanto per precisare. Per i “colonizzatori” nelle grandi praterie del West, come per i “coloni” delle antiche terre palestinesi, non v’era neppure la necessità di fornire giustificazioni: tutto era affidato ai rumori dei colpi di Colt e di Winchester, come oggi, a Gaza o in Cisgiordania, si odono, a guisa di spiegazione, soltanto le esplosioni dei missili e dei droni.

Il 3 gennaio 2026, salutato con un osceno commento su X di uno dei peggiori esponenti del più sgangherato “giornalismo” italiano, con un beffardo (ma in realtà solo patetico): “Thank you Donald! Bentornato Occidente!” rappresenta la fine assoluta del “diritto internazionale”, e la sua sostituzione col banditismo. In nessun altro modo si potrebbe definire l’ “arresto” del tutto illegittimo, perpetrato da uno Stato straniero entrato illegalmente nel territorio di un altro Stato) di Nicolàs Maduro, legittimo presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, uno Stato sovrano. Un episodio di banditismo, a tutti gli effetti.

Con il blitz su Caracas, Trump manda messaggi al proprio elettorato, quello che lo segue e lo applaude a prescindere; ma il messaggio più importante è diretto all’intero Subcontinente americano: un avviso di sfratto per i governi non proni a Washington, che mentre abbandona il terreno europeo, si concentra sul proprio ex “giardino di casa”, anche per ragioni economiche, legate al petrolio, e alla valuta di scambio dello stesso. Infine, il messaggio è rivolto alle potenze della Terra, a cominciare da Cina, Russia, e forse India: voi non sarete mai come noi, gli USA sono e restano l’unica superpotenza, e noi possiamo disegnare un ordine mondiale “nuovo”, a nostro piacimento. Forse non potendo ripristinare l’unipolarismo a lui tanto caro e non essendoci un paese in grado di stare sul medesimo piano del suo (almeno militarmente), Donald pensa, senza ancora dichiararlo, a un ordine tripolare, USA-Cina-Russia, come opzione comunque preferibile al multipolarismo, che invece deve continuare ad essere la prospettiva a cui mirare, la sola che potrebbe portare a relazioni pacifiche tra gli Stati.

Al di là elle motivazioni concrete o propagandate (tutti sanno che il terrorismo e il narcotraffico sono fandonie), il rapimento di Maduro è tra gli atti più osceni compiuti dalle democrazie occidentali. E viene dopo azioni criminali contro Ceasescu, Milosevic, Saddam Hussein, Gheddafi, Assad (ancora vivo, ma in esilio). Lo zio Sam agisce come Minosse, per Dante, che “giudica e manda”. Manda a morte, direttamente. O imprigiona, dopo aver catturato i suoi nemici ovunque essi siano: come non ricordare l’azione contro Panama con la cattura di Noriega, che era peraltro un esecutore e di volontà degli USA, prima di diventare loro inviso…?

Chi sarà il prossimo? E allora che senso ha l’ONU se non può impedire azioni di questo genere? Del resto ricordiamo tutti le prodezze dei servizi segreti israeliani quando andavano in giro a catturare, processare e mandare a morte gerarchi nazisti (e poche voci si levarono allora perché tutti erano ben memori della Shoà, e coltivavano disprezzo e risentimento verso quella gentaglia), ma hanno proseguito poi con i dirigenti palestinesi e anche con quelli iraniani, e ora soffiano sul fuoco per far cadere il governo di Teheran, partecipando direttamente i loro uomini alle “spontanee manifestazioni” contro il “regime degli Ayatollah” (perché quello dei rabbini è ovviamente migliore, con il genocidio perpetrato a Gaza e l’occupazione della Cisgiordania). L’ “omicidio mirato” del generale iraniano Soleimani, avvenuto a Baghdad, su ordine USA, in un altro 3 gennaio, nel 2020, fu l’esempio più eclatante, rimasto impunito.

I liberali del nostro Occidente, coloro che si riempiono la bocca con parole grosse (libertà, democrazia, diritto, civiltà, progresso…), sono pronti a cancellare ogni valore che a parole difendono e propugnano quando entrano in gioco gli interessi materiali. Esempio? Il petrolio venezuelano, il gas iraniano, le terre rare dell’Ucraina, le immense risorse d’ogni genere conservate in Russia…

Quali che siano gli sviluppi la situazione, una cosa è chiara. Gli USA non riusciranno a sottomettere il Venezuela. Ma intanto, si è compiuto un nuovo passo verso il baratro della guerra dei mondi. Dalla quale usciremo tutti sconfitti, o direttamente morti.

La presa di posizione delle ultime ore della Repubblica Popolare Cinese è un segnale importante: il ministro degli Esteri cinese invita gli USA immediatamente a por fine all’aggressione, a liberare Maduro (e la sua consorte), e a restituirli al loro popolo. Federazione Russa e Iran si sono collocati nella scia. Vedremo gli sviluppi. Donald Trump, il gradasso signore della Guerra e della Pace, dovrà rimangiarsi le parole di giubilo con cui ha annunciato l’aggressione al Venezuela, oppure impegolerà gli USA in un nuovo Vietnam? Che fu la più clamorosa sconfitta della storia statunitense. A quanto pare la storia non insegna nulla.