In occasione della riunione regionale del Tavolo di Trasparenza sul Nucleare, tenutosi oggi 21 aprile, il segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista del Piemonte e VdA, Alberto Deambrogio, interviene per denunciare alcuni nodi irrisolti che riguardano la gestione del nucleare pregresso sul nostro territorio.
“Oggi, una volta di più è emersa chiaramente tutta la difficoltà di archiviare in modo razionale e sicuro la vecchia stagione nucleare” dichiara Deambrogio. “Alcune delle rilevazioni avanzate da Gian Piero Godio, dell’Osservatorio dei Cittadini sul Nucleare e da Michela Sericano per il Forum Ambientalista testimoniano, appunto, di uno stato di incapacità nell’ affrontare in maniera credibile e sicura la questione delle scorie accumulate.”
“Che le cose non vadano per il verso giusto lo sostiene, tra l’altro, la stessa ARERA (Autorità di Regolazione per l’Energia, Reti e Ambiente, che in una memoria del 17 febbraio 2026 per le Commissioni della Camera dei Deputati scrive: – In particolare, alla luce del contesto illustrato e a fronte del persistere delle criticità rappresentate, l’Autorità chiede che sia impressa una svolta alla complessa questione del decommissioning degli impianti nucleari, in primis, velocizzando il più possibile l’iter di realizzazione del Deposito nazionale -. Una richiesta non da poco che arriva alla fine di una serie di considerazioni che riguardano ritardi, aumenti pesanti dei costi, mancata definizione della questione Deposito Nazionale, inefficienze interne di Sogin anche a causa dell’avvicendamento frequente dei suoi vertici”.
Per restare solo ad alcuni nodi principali e macroscopici Deambrogio punta il dito sui rifiuti presenti all’estero (Francia) e sul deposito Avogadro di Saluggia. “L’Avogadro rimane un deposito collocato in un luogo pericolosissimo, ricordiamo sempre. A fronte di questo al Tavolo è emerso che Sogin avrebbe un accordo, tutto da verificare, con la Francia attraverso cui i rifiuti presenti in territorio transalpino resterebbero là sino al 2040. Permane, dunque, il problema del deposito saluggese poiché sino a che questi ultimi non torneranno dalla Francia, non partirà il materiale stoccato da noi. Quindi il materiale radioattivo resterà sino al 2040 in un sito pericoloso e da smantellare!”
“C’è di più: il ministro Pichetto, in una dichiarazione del 2024, ebbe a dire che il rientro di rifiuti ad alta attività dall’estero poteva essere positivamente connesso con il deposito Avogadro perché unico ad avere una piscina. Chi ha mai visto immergere un cask con rifiuti solidi in una piscina? Perché mai un’uscita del genere? A quale scopo? La Corte dei Conti, poi, in una seduta a sezioni riunite del 26 febbraio 2026 ha rilevato che l’operazione di acquisizione di Avogadro da parte di Sogin avrebbe – benefici in termini di minori costi rispetto a quanto graverebbe su quest’ultima in ipotesi di mantenimento del combustibile irraggiato all’estero e per le conseguenti sanzioni da infrazione europea -. Che fine fanno i benefici se il materiale resta in Francia sino al 2040? Il Decreto che dovrebbe avallare l’operazione di acquisto del deposito ancora non c’è, bisognerà vigilare. In ultimo occorre dire che, anche dietro richiesta, non è venuta una sola parola in merito a una qualche ipotesi di Deposito Europeo per i rifiuti ad alta attività”.
“Come si vede – conclude Deambrogio – le motivazioni non solo tecniche, ma anche politiche per mettere in seria discussione la riattivazione di un programma nucleare ci sono tutte. Sarebbe un programma che, bisogna ricordarlo, andrebbe a incrementare i problemi enormi di gestione delle scorie, perpetuandoli in modo colpevole”.