Deliveroo- nuova condanna contro il caporalato digitale

Come prevedibile l’intervento della procura di Milano contro il caporalato digitale si è esteso a Deliveroo l’altra società che insieme a Glovo, già messa sotto amministrazione giudiziaria, ha goduto fino a oggi dell’accordo Assodelivery, firmato grazie alla connivenza del sindacato filo padronale Ugl. Anche nei confronti di Deliveroo è stato infatti emesso un provvedimento di controllo giudiziario.

Sono le stesse le motivazioni: intermediazione illecita di manodopera, sfruttamento del lavoro, paghe da fame e trattamento da schiavi operati con la copertura dell’algoritmo, moderno caporale digitale.

Un caporalato presente in tutto il settore che va avanti da anni nonostante le sentenze di condanna emesse nel corso degli anni da vari tribunali. Un sistema di gestione finalizzato a mascherare da autonomo quello che è lavoro subordinato a tutti gli effetti, retribuito con paghe da 2 a 4 euro l’ora e, per di più, attribuite solo durante la consegna, escludendo i tempi di attesa obbligati.

il risultato, per i ciclofattorini, è una condizione di sfruttamento estremo cui si aggiunge una mancanza di diritti quali ferie, permessi, assicurazioni per malattie e infortuni.

L’algoritmo, poi, esercita un potere totale sul lavoratore controllandolo minuziosamente nel corso di tutta la giornata, attribuisce punteggi e sulla base di questi premia o punisce facendo fare più o meno consegne in base alla disponibilità e alla prontezza nell’eseguire gli ordini.

I soprusi sono resi, se possibile, ancora più gravi dalla condizione di fragilità e ricattabilità dei ciclofattorini, in gran parte migranti in lotta continua per il permesso di soggiorno, con affitti pesanti da pagare e soldi da inviare alle famiglie, che li costringono ad accettare condizioni di sottomissione insopportabili, accettando sempre gli ordini per non essere penalizzati.

Gli atti della magistratura confermano che è tutto il lavoro governato da piattaforme, in particolare quello delle consegne a domicilio, sotto osservazione per possibile violazione dei diritti a partire da quello a un salario dignitoso stabilito dall’articolo 36 della Costituzione.

La procura di Milano ha infatti inviato una richiesta di controllo documenti a 7 multinazionali della grande distribuzione e del fast food: Mc Donald’s, Esselunga, Carrefour, Burger King, Poke House, Crai Secom e Kfc con l’intento di verificare se nelle loro filiere impediscano o meno lo sfruttamento della manodopera.

Ora, anche in questo caso, nel momento in cui, prevedibilmente, il gip confermerà il provvedimento, l’amministratore giudiziario deve ristabilire legalità e dignità e fare in modo che siano messi in regola tutti i lavoratori oggi occupati e venga modificato il modello, in modo che in futuro non si possano verificare le medesime condizioni.

Mentre plaudiamo all’intervento della magistratura, quella che il governo vorrebbe imbavagliare, non possiamo che sottolineare i ritardi nella costruzione anche in questo settore di forme di autorganizzazione e capacità di lottare per impedire le odiose forme di sfruttamento che vi sono diffuse.
un impegno reso urgente dalla necessità di mobilitarsi per controllare come il governo tradurrà la direttiva europea sul lavoro di piattaforma secondo la quale i ciclofattorini dovrebbero essere considerati automaticamente come lavoratori subordinati, lasciando alla società l’onere di dimostrare il contrario.

Mobilitarsi a fianco dei riders per la corretta applicazione della direttiva è un passo importante contro uno dei tanti strumenti utilizzati per dividere la classe e un contributo alla ricostruzione di  quell’unità senza la quale non sarà possibile contrastare l’offensiva liberista e riavviare la riconquista dei diritti perduti.

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