La giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione è stata instituita dieci anni fa, mediante la legge del 21 marzo 2016, n. 45, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n.76 del 1° aprile 2016 che al primo articolo recita: “La Repubblica riconosce il giorno 3 ottobre Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, per ricordare chi “ha perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria”.
L’istituzione di questa ricorrenza avviene quindi nel 2016, in quello stesso 2016 in cui – a Como ce lo ricordiamo molto bene – l’applicazione scrupolosa del Trattato di Dublino – che prevede che le Persone richiedenti asilo devono tassativamente presentare la propria domanda nel primo Paese d’ingresso in Europa in cui sono stati identificati ha bloccato decine di migliaia di Persone provenienti principalmente dal Corno d’Africa (Etiopia ed Eritrea) – che non avevano nessuna intenzione di restare in Italia o in Svizzera – ma intendevano raggiungere i Paesi del Nord Europa – nel parco antistante la stazione di Como San Giovanni in condizioni igienicosanitarie di estrema fragilità e vessate da leggi nazionali liberticide e giunta comunale complice, entrambe allora legate al cosiddetto centrosinistra. Dieci anni dopo, la regola del “Paese di primo approdo”, è rimasta in vigore e la si ritrova anche nel nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo (pienamente operativo dal 2026).
Da allora le cose non sono certo cambiate in meglio, continuiamo a vivere in un’Europa, quella stessa Europa che è stata prima “delle banche”, poi “dei muri e del filo spinato” ed ora è “della guerra” che non rispetta i diritti umani, che permette la circolazione dei capitali ma non delle Persone e in un’Italia che, governo dopo governo, ha continuato – in maniera drammaticamente bipartisan – a trattare il tema delle migrazioni non per quello che è, ovvero un fenomeno umano, sistemico ed inarrestabile ma sempre e solo come un problema di ordine pubblico. Lo ha fatto il centrosinistra a partire dalla legge Turco-Napolitano e proseguendo attraverso, tra le illegittima, finotuzione dei CPR (centri di permanenza per il rimpatrio), il Memorandum Italia – Libia – atto a finanziare ed addestrare la sedicente guardia costiera libica e i centri di detenzione dove avvengono le peggiori torture, il decreto Minniti e il codice Minniti che è il Codice di condotta per le imbarcazione della flotta civile, le ONG, introdotto nel luglio 2017 che già prevedeva l’obbligo del “salvataggio unico” e il “divieto di trasbordi” ovvero l’obbligo di non trasferire i migranti soccorsi su altre navi rallentando così le operazioni di salvataggio nelle aree SAR (Search and Rescue, ovvero Ricerca e Soccorso) e lo ha fatto la destra a partire dalla legge Bossi-Fini e proseguendo abolendo il sistema SPRAR che garantiva un’accoglienza diffusa ed in capo ai singoli comuni, , la protezione umanitaria, e via discorrendo con i vari decreti Salvini, i decreti sicurezza del governo Meloni, il decreto di Cutro, i centri di detenzione in Albania che dopo l’esternalizzazione delle frontiere rappresentata dal Memorandum Italia – Libia ideato da Minniti e rinnovato da tutti i successivi Ministri dell’Interno ha aperto la stagione dell’esternalizzazione della detenzione illegittima, fino ad arrivare all’ultimo decreto sicurezza che criminalizza anche la solidarietà.
Molti anni sono passati, anni nei quali l’aver gestito il fenomeno migratorio unicamente sul piano della repressione e dell’ordine pubblico ha fatto sì che il Mediterraneo da una parte e la rotta balcanica dall’altra siano nei fatti divenuti dei cimiteri a cielo aperto e che l’Europa sia diventata sempre di più un luogo dove a fronte della totale libera circolazione dei capitali le Persone non hanno il diritto di muoversi per cercare, in taluni casi di migliorare le proprie condizioni di vita e, in altri, di sopravvivere a guerre, fame violenza e devastazione climatica.
Quello che serve realmente è il coraggio politico di andare oltre la becera propaganda o il pietismo inutile e lavorare all’inserimento di riforme vere, a partire dal reale superamento della regola del Paese di primo approdo, dall’istituzione dicanali sicuri e legali di accesso, dalla cancellazione degli accordi criminali con la Libia, dal superamento delreato di clandestinità, fino ad arrivare alla libera circolazione delle persone ed a delle verepolitiche di integrazione ed inserimento al lavoro.
Fino a che tutto ciò non accadrà avremo sempre morti in mare e sulla rotta balcanica e, contestualmente, avremo degli schiavi costretti a raccogliere i pomodori sulla Piana di Gioia Tauro oppure della manodopera involontaria a basso costo per le grandi organizzazioni criminali.
Si, tutto questo sono l’Italia e l’Europa, nonostante esista la GIORNATA NAZIONALE IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL’IMMIGRAZIONE che da sola, senza una lotta vera per delle politiche migratorie che rispettino il quantomeno Diritto internazionale, muove ben poco.
La Memoria è importantissima ma se resta slegata dall’azione politica rimane unicamente un pensiero, magari giusto, ma che lascia il tempo che trova.
Nessuna persona è illegale. La Storia ci condannerà. Persone, non numeri.