di Giuseppe Saragnese Infermiere Asst-pg23 Bergamo. Assemblea generale Cgil Bergamo. Le radici del sindacato-alternativa in Cgil
Quando si parla di SANITÀ PUBBLICA non si può non citare Gino Strada fondatore di Emergency che diceva “Se la cura della malattia dipende dalla carta di credito che hai in tasca, quella si chiama discriminazione”.
Qualche anno fa a proposito di Pandemia il prof. Garattini medico e farmacologo disse che purtroppo dopo quella tragica esperienza ad oggi non è cambiato niente e nel caso avvenisse una nuova pandemia saremo impreparati. Intanto l’Italia continua a pagare e a ricevere milioni di dosi di vaccini anti-Covid a causa del “terzo contratto” stipulato in modo centralizzato dalla Commissione Europea con Pfizer durante la pandemia. Questo accordo, blindato e a lungo termine, vincola i paesi membri (tra cui l’Italia, a cui spetta una quota fissa del 13,6% in base alla popolazione) all’acquisto di quantitativi concordati anni fa, nonostante il drastico calo della domanda.
Qualche giorno fa leggo una dichiarazione del prof. Remuzzi ricercatore e direttore dell’Istituto Mario Negri che dice «Spendere miliardi in armamenti mentre gli ospedali pubblici cadono a pezzi e mancano i medici di base è una follia strategica ed etica di cui la politica dovrà rispondere ai cittadini». Intanto il Governo continua con più finanziamenti per gli armamenti e sempre meno per la sanità. L’Italia destina 48,31 miliardi di euro alla difesa mentre, solo nel 2024, quasi 5,8 milioni di persone, circa il 10% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un esame diagnostico strettamente necessario.
Anche il Microbiologo Senatore Crisanti, nella sua dichiarazione, ha proposto la nazionalizzazione progressiva della sanità privata convenzionata, sostenendo che il sistema attuale sottrae risorse vitali al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e crei distorsioni a favore delle aziende sanitarie private. A questo proposito un decreto del Ministero dell’Economia pubblicato qualche giorno fa ha assegnato 60 milioni di euro alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, ente privato che gestisce il Policlinico Gemelli, uno dei più grandi ospedali privati d’Europa. Una scelta gravissima.
Credo che da queste dichiarazioni dobbiamo prendere spunto per iniziare una lotta unitaria di lavoratori e cittadini per una difesa e rilancio della SANITÀ PUBBLICA.
Oggi la Sanità pubblica è quasi già tutta privata ad iniziare dai medici di famiglia e i Pediatri di libera scelta, dal privato accreditato alle Rsa agli odontoiatri e a tutti gli appalti dentro il pubblico.
I gruppi di potere privati in sanità li conoscono tutti, Gruppo San Donato, Humanitas, Policlinico Gemelli ecc. a questi si aggiungono i colossi della Sanità integrativa che sta fagocitando il sistema pubblico come Unisalute, Intesa San Paolo, Poste italiane a cui di recente è stata affidata la gestione del Cup da Regione Lombardia con un evidente segnale di conflitto di interessi. La sanità integrativa sta entrando prepotentemente nella gestione della sanità dei lavoratori che con l’ingresso nel contratto integrativo dei lavoratori della scuola (320 milioni di euro sottratti dai finanziamenti delle scuole pubbliche e dirottati dal Ministro leghista Valditara ai fondi integrativi) con il beneplacito dei sindacati.
Tutto questo mentre come viene dichiarato nell’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe del 7 ottobre che certifica una triste realtà: sulla sanità pubblica da parte del governo Meloni sono state raccontate solo delle balle.
I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: tra il 2023 e il 2026 il Servizio Sanitario Nazionale ha perso ben 18,8 miliardi di euro a causa di veri e propri tagli invisibili, determinati dalla riduzione della spesa sanitaria rispetto al PIL e dall’erosione del potere d’acquisto provocata dall’inflazione. Nonostante gli annunci trionfalistici su aumenti nominali, le risorse reali continuano a calare e a pagarne le spese sono i cittadini.
Le conseguenze sociali ed economiche sono drammatiche. Sono ormai 5,8 milioni gli italiani che rinunciano alle cure a causa di problemi economici e di liste d’attesa interminabili, mentre la spesa a carico diretto delle famiglie cresce costantemente insieme alla diffusione di polizze e fondi assicurativi privati. Il nostro Paese scivola sempre più in basso per spesa sanitaria pubblica pro capite rispetto alle principali economie occidentali, trasformando l’accesso alla salute in un privilegio subordinato alla ricchezza e al territorio di residenza.
In Lombardia conosciamo bene gli effetti devastanti di questo modello: la spinta alla privatizzazione strisciante e l’apertura delle strutture pubbliche alle assicurazioni con la super intramoenia non fanno che alimentare le disuguaglianze e mortificare il personale sanitario.
La salute per questo governo non è più un diritto fondamentale universale sancito dall’articolo 32 della Costituzione
Il Centro Studi Anaao Assomed diffonde a inizio ottobre 2026 uno studio dove si evidenzia uno storico spartiacque per la sanità pubblica italiana relativo all’anno 2025: per la prima volta le dimissioni volontarie dei medici hanno superato i pensionamenti.
La mancanza di infermieri è notoriamente drammatica. L’Italia, ricorda Gimbe, ne conta 6,9 ogni 1.000 abitanti contro 9,7 della media Ocse, una dotazione inferiore del 29%. Ma anche qui, dei 407.750 infermieri censiti dall’Ocse, almeno 79.926 (19,6%) non lavorano nel SSN.
Anche formazione e retribuzioni restano indietro: 19,5 laureati in infermieristica ogni 100mila abitanti contro 43,6 della media Ocse e retribuzioni degli infermieri ospedalieri inferiori del 27% a parità di potere d’acquisto. Il risultato è uno squilibrio strutturale tra le due professioni: 1,2 infermieri per medico, la metà della media Ocse (2,4), con l’Italia al 30° posto su 33 Paesi. Inoltre, nel 2025 i “gettonisti” aumentano, i medici cosiddetti “gettonisti” sarebbero dovuti sparire, secondo gli annunci del governo, ma almeno nel 2025 il loro costo è aumentato. Nel biennio 2024-2025, rileva Gimbe, il valore dei contratti per servizi di fornitura di personale ha raggiunto quota 1,06 miliardi di euro; nel 2025 la spesa è cresciuta del 15%.
Liste d’attesa, aumento dei ticket, costi delle prestazioni private, sanità integrativa, differenze territoriali, casa di comunità che non decollano a causa di carenza di personale sanitario e difficoltà di accesso possono rendere concreto il rischio che la possibilità di curarsi non sia uguale per tutti.
Inoltre, il recente rinnovo contrattuale della sanità pubblica è inadeguato rispetto all’aumento dell’inflazione e addirittura nella sanità privata i contratti sono fermi da oltre 10 anni, le condizioni di lavoro sono peggiorate e quando I lavoratori denunciano le inefficienze delle aziende vengono licenziati.
Credo quindi che ci siano tutte le condizioni per riprendere una lotta per una SANITÀ PUBBLICA gratuita per tutti. Partecipiamo a tutte le iniziative messe in campo in questi giorni a partire dalla Manifestazione nazionale della CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro del 17 ottobre, lo Sciopero Generale del 30 ottobre promosso da Usb ,Il 20 novembre 2026 è in programma una giornata di mobilitazione europea studentesca e giovanile contro la guerra e il riarmo, collegata alla campagna Stop Rearm Europe e a tutte le iniziative programmate da studenti e sindacati di base, spero ci siano delle convergenze unitarie.