Tratto da Lavoro e Salute
Alberto Deambrogio: Terra matura: stremata, rifiorita offre una dualità di speranza e disperazione. Come possiamo, secondo te, mantenere viva la rifioritura in un contesto globale dominato dall’estrema crisi climatica e sociale, evitando sia l’eccessivo pessimismo che un ottimismo ingenuo?
Leonardo Boff: Guardando la realità mondiale sono pessimista perché la realità è pessima. Ma sono un pessimista speranzoso perché credo che tutti i problemi abbiano una soluzione, che viene della creatività umana. Sotto un gran pericolo d’estinzione, l’umanità può cambiare il proprio cammino e creare un altro tipo di relazione con la natura e la Madre Terra, sentendosi parte di essa, con un rapporto rispettoso e amichevole con tutte le creature. Come cristiano credo a quello che viene scritto nel Libro della Sapienza: – Dio è l’appassionato amante della vita – (Sap 11,26). Lui non lascierà che il nostro destino finale sia tragico.
A.D.: Tu parli spesso dell’uomo come sapiens e demens. Nel tuo libro quali sono gli esempi più eclatanti di questa nostra “demenza” collettiva che stanno portando la Casa comune al punto di non ritorno, e quali i segni di una possibile nuova “saggezza”?
L.B.: Penso che la cultura del capitale plasmi tutti come consumatori e non come cittadini, devastando terribilmente la natura al punto da renderla inabitabile. Questo costituisce il male fondamentale, la demenza senza freno. Lavorando a partire dal basso, dal bioregionalismo, cioè la regione con le sue risorse, si può arrivare a una integrazione sociale anche con la natura. Questo è il contributo più importante dei movimenti sociali che realizzano la sostenibilità (il sistema dominante è assolutamente insostenibile), la agroecologia, una vera democrazia ecologicosociale e participativa. Così essi inaugurano un altro paradigma per abitare la Terra. Questa è la saggezza dei popoli originari e dei gruppi di base, che si organizzano comunitariamente.
A.D.: Il concetto di “cura” (come in etica della cura) è centrale nella tua teologia e nel tuo approccio ecologico. In che modo l’attuale sistema economico neoliberale, basato sullo sfruttamento e non sulla cura, rappresenta l’ostacolo principale all’instaurazione di un vero paradigma di Casa comune?
L.B.: Dentro al sistema capitalista non c’è soluzione per l’avvertimento che arriva dalla sfera ecologica. La sua logica intrinseca è lo sfruttamento delle persone e di tutti i servizi ecosistemici, senza di cui la vita non sarebbe possibile. Continuando su questa via ingrossiamo il corteo di quelli che vanno in direzione del disastro comune. Per questo siamo obbligati a cambiare il paradigma del dominus (l’essere umano padrone della natura), che si sente fuori e sopra di questa, verso il paradigma del frater (l’essere umano fratello e sorella) in accordo con tutte le creature. Tutti siamo stati generati attraverso la Madre Terra e tutti abbiamo la stessa base biologica, dalla cellula apparsa 3,8 milioni di anni fa, passando per le grandi foreste, i dinosauri, i cavalli, i colibrì e noi abbiamo gli stessi 20 aminoacidi e le stesse 4 basi fosfatate. Questo vuol dire che siamo in verità, oggettivamente fratelli e sorelle; cosa che è stata intuita da San Francesco d’Assisi che chiamava tutte le creature con il dolce nome di fratello e di sorella. Mai egli ha negato le radici legate alla Terra della nostra esistenza. Con grande umiltà e gioia si è unito a tutto ciò che esiste e vive.
A.D.: Nel libro, la Terra è vista come una entità viva, quasi senziente (Madre Terra). Ritieni che la scienza moderna, con i suoi tratti a volte riduzionisti, possa mai conciliarsi pienamente con una prospettiva spirituale e olistica, o la dicotomia è insanabile?
L.B.: Che la Terra sia un Superente vivo che articola tutti gli elementi per generare e rigenerare la vita è oggi un dato di scienza. Il primo a vedere questo è stato il grande scienziato russo Vladimir Vernaski, che già in 1926 utilizzava il termine biosfera e studiava il pianeta Terra intero come soggetto di ricerca. In seguito, negli anni ’70 del secolo scorso, James Lovelock e il suo gruppo con i loro studi sull’equilibrio di tutti i fattori necessari per la vita hanno prospettato la Terra come un Superente vivente e lo hanno chiamato Gaia, la dea della mitologia greca della Terra viva. Nel 2002 in un grande congresso di scienziati all’ Aja in Olanda si sono gettate le basi scientifiche della ipotesi Gaia, che così passò a essere una teoria, che nelle scienze equivale a una “verità”. Cosmologi noti come Brian Swimme e Thomas Berry arrivano a dire che Terra e umanità costituiscono una sola entità. Questa è la visione degli astronauti che hanno visto per la prima volta la Terra dal di fuori. Swimme dice che una porzione della Terra nel processo della cosmogénesi è arrivato a un alto livello di complessità tale da iniziare a sentire, pensare, amare e venerare. Così è apparso l’essere umano: l’uomo e la donna. Sono Terra che vive e ama e attraverso di loro la Terra contempla l’intero universo.
A.D.: Tu hai vissuto e promosso la Teologia della Liberazione in America Latina per decenni, vedendo l’ingiustizia sociale e la sofferenza delle popolazioni. Come si interseca oggi quella lotta per la giustizia sociale con la lotta per la giustizia climatica nel tuo nuovo libro, e quali sono le priorità per i movimenti di base?
L.B.: Già negli anni ’80 del secolo scorso ho ampliato l’asse della teologia della liberazione, che è una opzione preferenziale per i poveri, contro la loro povertà, per la giustizia sociale e per la liberazione. Io ho pensato: l’essere più sfruttato e impoverito è la Madre Terra. Allora bisogna inserire nella opzione per i poveri il Gran Povero che è la Terra crocifissa. Così ho iniziato a elaborare una ecoteologia della liberazione con una nuova centralità: il pianeta Terra e tutti suoi ecosistemi. Questo mi ha posto l’esigenza di occuparmi intensamente delle nuove scienze della vita e della Terra, della moderna cosmologia e della meccanica quantistica. La mia visione non fu inizialmente accettata dagli altri teologi della liberazione. Non esisteva ancora una coscienza ecologica. Ma gli eventi estremi e altri cambiamenti sulla Terra hanno suscitato una nuova coscienza. Così si è vista la coerenza della mia riflessione. Io non ho inventato niente. Ho solo applicato le intuizioni essenziali della teologia della liberazione a questa nuova situazione. Questa ecoteologia ha lo stesso diritto di cittadinanza delle altre forme di fare la teologia. A mio parere tutto ciò è stato confermato dalle due encicliche ecologiche di Papa Francesco Laudato SÌ. Sulla cura della Casa Comune (2015), approfondita attraverso l’altra Fratelli tutti (2020). Con il cosmologo nordamericano Mark Hathway, per 13 anni, abbiamo elaborato una visione più olistica dell’ecologia, in relazione con le scienze della Terra e della vita, incorporando anche la saggezza orientale: Il Tao della liberazione: esplorando l’ecologia della trasformazione. Questo libro è stato tradotto in molte lingue, anche in italiano dall’editrice Campo dei Fiori (2014). L’edizione in inglese ha guadagnato la medaglia d’oro in Nuova Scienza e Cosmologia nel 2010. Sicuramente è importante la teologia della liberazione, che mette al centro della riflessione teologica i figli e le figlie sfrutatt@ di Dio; in una parola i poveri del mondo. Però più importante è la liberazione storica concreta di milioni e milioni di persone vittime di in sistema insensibile, cha produce due grandi ingiustizie: una sociale, creando dei poveri in tutto il mondo, e una ecologica, devastando tutti gli ecosistemi della Terra al punto di mettere in pericolo il futuro della specie umana.