Bonaccini conferma il sostegno alle armi per l’Ucraina. Basta ambiguità: serve una vera alternativa di sinistra

Le parole di Stefano Bonaccini sul sostegno militare all’Ucraina e sulla prosecuzione dell’invio di armi confermano una linea politica che, a nostro avviso, rende ancora più evidente la distanza tra il Partito Democratico e chi considera necessario cambiare radicalmente l’attuale impostazione sulla guerra e sul riarmo.

Quando dal PD arrivano richiami alla pace, alla Resistenza e alla lotta contro la guerra, poi però sulle scelte concrete si continua a sostenere l’invio di armi, è inevitabile chiedersi quale sia realmente la direzione politica di quel partito.

Noi riteniamo che continuare sulla strada del riarmo e del sostegno militare non rappresenti una prospettiva di pace. La guerra in Ucraina dura ormai da anni e ha prodotto una drammatica scia di vittime, distruzioni e sofferenze. Di fronte a tutto questo, l’obiettivo dovrebbe essere costruire le condizioni per una soluzione diplomatica e politica, non considerare l’escalation militare come una strada obbligata.

Ed è proprio su questo punto che emerge una contraddizione politica difficile da ignorare.

Come si può costruire un’alleanza di governo se su una questione fondamentale come la guerra e l’invio di armi esistono posizioni profondamente differenti?

Non possiamo pensare che le differenze vengano semplicemente nascoste sotto il tappeto in nome della necessità di battere il centrodestra. Governare significa assumersi responsabilità e avere una visione comune sulle grandi questioni del Paese e della politica internazionale.

Lo stesso discorso vale per il futuro dell’Europa e per il tema del riarmo europeo. Non basta dichiararsi alternativi al centrodestra se poi, sulle scelte strategiche dell’Unione Europea, del riarmo e delle politiche economiche, le differenze diventano sempre più difficili da individuare.

Per questo diciamo con chiarezza: non è il momento dei compromessi al ribasso, degli accordi elettorali costruiti a tavolino e degli inciuci dell’ultima ora.

In vista delle elezioni politiche del 2027, c’è ancora tempo per costruire qualcosa di diverso.

Serve una vera alternativa di sinistra, autonoma dal centrodestra ma anche capace di superare l’attuale centrosinistra quando non è più in grado di rappresentare le esigenze delle persone che lavorano, dei pensionati, dei giovani, delle famiglie e di tutti coloro che sono stati lasciati ai margini.

Una sinistra che abbia il coraggio di parlare di sanità pubblica, welfare, scuola, lavoro, salari, pensioni, ambiente e caro vita.

Una sinistra che non consideri inevitabili le politiche liberiste che hanno impoverito il lavoro e indebolito i servizi pubblici.

Una sinistra che dica chiaramente no alla corsa al riarmo e chieda che le risorse pubbliche vengano utilizzate per affrontare le emergenze sociali del Paese.

Una sinistra che torni a parlare alle tante persone che hanno smesso di votare perché non si sentono più rappresentate.

Il 2027 non deve essere soltanto l’ennesima sfida tra schieramenti contrapposti.

Deve essere l’occasione per costruire una proposta politica nuova, autonoma, riconoscibile e radicalmente alternativa.

A chi pensa che non esista un’altra strada rispondiamo che il tempo per costruirla c’è.

Basta inciuci. Basta ambiguità. Basta chiedere agli elettori di votare il “meno peggio”.

È arrivato il momento di costruire una sinistra alternativa, capace di rimettere al centro le persone, il lavoro, i servizi pubblici, la pace e la giustizia sociale ed.

Questa è la sfida che abbiamo davanti. E da oggi dobbiamo iniziare a costruirla.

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