Italia primo Paese dell’UE per fornitura di armi al Marocco. «Molte sono bresciane»

di Thomas Bendinelli – Tratto da Corriere della Sera – edizione di Brescia

Oltre 71mila pistole semiautomatiche, circa 1700 fucili, decine di carabine. Una gran parte proviene dalla Val Trompia. Giorgio Beretta (Opal): «Se davvero intende fare pressione su Rabat, il governo Meloni ha uno strumento formidabile: smettere di vendergli armi»

«Se davvero il governo Meloni intende fare pressione sulle autorità di Rabat per un miglior controllo delle frontiere ha uno strumento formidabile: smettere di fornirgli armi». È la provocazione con cui Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal) di Brescia (nessuna parentela con la famiglia produttrice di armi), commenta la crisi diplomatica tra Spagna e Marocco seguita all’ingresso di migliaia di migranti nell’enclave spagnola di Ceuta, con la successiva chiusura della frontiera e il rientro della grande maggioranza delle persone entrate irregolarmente. 

Proprio da quella vicenda Beretta ha preso spunto per analizzare i rapporti commerciali tra l’industria armiera italiana e il Marocco, ricostruendo nel dettaglio le esportazioni autorizzate negli ultimi anni. L’analisi, basata sulle relazioni del Governo italiano e dell’Unione europea sull’export di armamenti, evidenzia un ruolo di primo piano del distretto armiero bresciano.

Dal 2017 l’Italia è infatti il primo Paese dell’Unione europea per forniture di armi leggere alle forze armate e di pubblica sicurezza marocchine. In totale sono state esportate oltre 71mila pistole semiautomatiche, circa 1.700 fucili, decine di carabine e anche 110 fucili automatici destinati agli apparati di sicurezza del Regno guidato da Mohammed VI. La quasi totalità di queste armi è stata prodotta in Val Trompia dalla Fabbrica d’Armi Pietro Beretta di Gardone Valtrompia e dalla Fratelli Tanfoglio.

In tutti i casi si tratta esclusivamente di armamenti classificati nella categoria ML1 dell’Elenco comune delle attrezzature militari dell’Unione europea: armi destinate non al mercato civile, ma all’impiego da parte di enti governativi, forze armate e corpi di polizia stranieri. Tutte le esportazioni sono state autorizzate dall’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (Uama), l’organismo del Ministero degli Esteri che gestisce l’export militare italiano.

 Per Beretta, però, il caso solleva interrogativi politici. «Il governo Meloni – osserva – è quello che più di tutti i governi precedenti ha autorizzato la vendita di armi alle forze di sicurezza del Marocco. Se davvero intende fare pressione sulle autorità di Rabat per un miglior controllo delle frontiere ha uno strumento formidabile: smettere di fornirgli armi». Secondo l’analista di Opal, le autorizzazioni meritano una riflessione anche alla luce del profilo politico del Paese destinatario: il Marocco è classificato da anni dall’Indice di democrazia del settimanale britannico “The Economist” come «regime ibrido», caratterizzato da forti limitazioni alle libertà democratiche, in particolare sul fronte della libertà di stampa e di manifestazione. «Non va inoltre dimenticato – ricorda Beretta – che il Marocco da decenni attua una politica di occupazione dei territori del Sahara Occidentale e di repressione nei confronti del popolo saharawi»

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