In questi giorni si sta svolgendo una discussione fra compagni e compagne di Rifondazione Comunista, a distanza e sui social, su un argomento molto delicato quale la scelta delle modalità, dei percorsi e delle condizioni per l’ingresso del partito nella coalizione del “campo largo” in vista delle prossime politiche.
Ovviamente una pratica politica corretta avrebbe voluto che tutto ciò fosse oggetto di una discussione accurata e libera negli organismi dirigenti e quindi di un mandato al Segretario e a coloro che eventualmente fossero incaricati di avviare, portare avanti e concludere confronti e trattative con gli altri soggetti.
Siamo da tempo lontani da queste condizioni di democrazia interna.
Allora serve davvero fare dei ringraziamenti al senatore Crisanti: per aver consentito a militanti e dirigenti di Rifondazione di apprendere, attraverso la sua intervista del 23 ottobre al Il Fatto e ad altre testate, che si era reso disponibile alla richiesta della Segretaria del suo partito, il PD, ad essere “prestato” al PRC per aggirare lo scoglio esorbitante di firme previste dalla legge elettorale e “permettere a Rifondazione di correre e allearsi”, specificando di “condividere appieno l’iniziativa che si colloca nel perimetro della linea dem” (sic!).
Dopo il dilagare di questa notizia, abbiamo letto l’annuncio della buona novella da parte di Maurizio Acerbo, attraverso un post di gratitudine a Crisanti, Elly Schlein ed altri rappresentanti parlamentari, compreso il “doveroso” ringraziamento al Presidente fascista del Senato, Ignazio La Russa, per “la sua sollecitudine non scontata nel fornire le informazioni richieste” (quest’ultima cosa ha forse provocato una risata di incredulo compiacimento del fascista, ma sicuramente uno spasmo di incredula desolazione in parecchi compagni e compagne).
Non ho l’abitudine di indulgere in baruffe social o via chat; anzi, per un residuo senso di pudore verso il partito, provo imbarazzo nel vedere che questa, invece, sia una pratica alla quale si dedicano con furore compulsivo alcuni e alcune dirigenti.
Invece il testo di Rosa Rinaldi pubblicato sul sito del partito credo meriti attenzione e qualche riflessione, perché, rappresentando il suo punto di vista nella veste di Presidente del Comitato Politico Nazionale, ci dice abbastanza del punto a cui siamo approdati.
La Presidente, in risposta alle critiche avanzate da Ezio Locatelli, difende l’operazione in atto definendola “escamotage tecnico”, come se non fosse chiaro che il cosiddetto “prestito” avviene per elargizione della Segretaria del PD, senza condivisioni politiche di merito, come sarebbe stato, per esempio, l’impegno per una legge elettorale costituzionalmente orientata, cioè proporzionale: dunque non si tratta di una comprensibile e concordata forma di disobbedienza verso una legge iniqua e antidemocratica, ma di una concessione a gentile richiesta.
D’altra parte, un “prestito” va pagato e lo stiamo pagando con congruo anticipo, da quando abbiamo deciso unilateralmente di entrare in quel “campo”, blindandolo a sinistra prima ancora di sapere quanto e come si sarebbe “slargato”; da quando abbiamo marcato più di una “distrazione” rispetto a posizioni pubbliche della segretaria del PD, esternate attraverso generose e “rassicuranti” interviste a quotidiani nazionali, con aperture al nucleare e posizioni liberiste e belliciste, su riarmo, invio di armi all’Ucraina, esercito europeo contro la Russia, agenda Draghi, primato dell’economia e della finanza, compatibilità con il sionismo perfino nella sua stessa casa politica.
Quando la Presidente Rosa asserisce che “l’autonomia politica si difende sulla scheda elettorale” fa un’affermazione definitiva e fortemente riduttiva, un notevole passo indietro rispetto alle elaborazioni dei periodi più fecondi della nostra storia, ancora più sconcertante in un momento di scombussolamenti e sommovimenti sociali che sfuggono agli automatismi degli “escamotage tecnici”.
Quando sostiene che il doc congressuale di maggioranza afferma che “l’ingresso nel centro sinistra non è fine a sé stesso” e che non vi sarebbe un’inversione di 180° rispetto alla linea congressuale, devo darle ragione anche se non ricordo un’affermazione in quei termini (ma confesso che vado a memoria e potrei sbagliare): quel documento contiene una tale mole di contraddizioni e di ambiguità, che la “flessibilità tattica” da Rosa rivendicata è perfettamente coerente con quell’impostazione.
In ultimo, c’è la concessione che “la decisione definitiva, essendo questa una scelta che riguarda tutto il partito, sarà comunque sottoposta alla consultazione delle iscritte e degli iscritti”.
Ogni decisione dovrebbe riguardare “tutto il partito”, a meno che l’impostazione maggioritaria e vagamente autoritaria che ha orientato la scelta degli assetti e delle pratiche interni, preveda, oltre che luoghi decisionali di sola “maggioranza”, anche effetti conseguenti che potrebbero riguardare solo una parte e non tutto il partito.
Qualche giorno fa, in una delle trasmissioni televisive del mattino a cui, per fortuna, il Segretario Nazionale viene invitato, alla domanda non proprio innocente rivoltagli dalla conduttrice circa la sua posizione rispetto alle primarie che decideranno il leader del campo largo, ha risposto che Rifondazione Comunista non è un partito presidenziale e decidono gli iscritti.
Ma la consultazione è una cosa seria e gli iscritti e le iscritte non meritano di essere consultati/e a processi avvenuti.
Qualche migliaio di loro, fra cui mi includo, ne aveva fatto richiesta esercitando un proprio diritto: vedere, durante un CPN, che il Segretario ha prima ignorato quella legittima istanza e poi ha tentato di delegittimarla con insinuazioni gratuite, allusive e offensive della dignità di tante compagne e compagni, non ha fatto onore a quell’organismo, che Rosa presiede.
A questo proposito, ne approfitto per ricordare che da tempo si evidenzia la necessità di dotarci di regole condivise per lo svolgimento e la conclusione dei lavori dei CPN, per evitare il ripetersi di modalità “flessibili” di voto, a garanzia di “tutto il partito”.
Restiamo umani.
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