Il PRC nel “campo largo”: un’operazione sopra la testa degli iscritti. Replica a Raul Mordenti

Colpisce molto il post con cui Raul Mordenti critica l’articolo di Ezio Locatelli (senza citarlo) pubblicato su Alternativ@. Trovo sia un segno preoccupante del degrado della vita interna il fatto che un dirigente ricorra all’accusa di collusione con l’avversario – evocando nientemeno che la destra e il “partito atlantico” – al solo scopo di demonizzare un compagno. Una pratica che, com’è noto, non è mai appartenuta a correnti comuniste e libertarie quali diciamo di essere e che invece ha caratterizzato fortemente quello stalinismo che il nostro partito condanna.

Nel merito, la sua critica prende le mosse da quella che viene presentata come “la generosa scelta del professor Crisanti”, per poi sostenere che fosse doveroso fare qualsiasi cosa pur di potersi presentare alle elezioni di fronte a regole antidemocratiche. Su queste basi, Mordenti polemizza con chi non riconosce il grande merito del Segretario che, con un’azione condotta “alla luce del sole”, avrebbe sventato il tentativo di mettere fuorilegge il PRC, permettendo la presenza del nostro simbolo; il tutto condito dal richiamo alla possibilità di tornare a usufruire del 2 per mille, forse per compensare l’incertezza sulla reale possibilità di eleggere qualcuno.

Il punto è che questi assunti non sono affatto neutri come Mordenti vorrebbe far credere. 

La “scelta” del senatore, per sua stessa ammissione, è stata decisa e calata dall’alto direttamente dalla segretaria del PD. Una decisione che il nostro Segretario ha prontamente e pubblicamente ringraziato, formalizzando nei fatti una vera e propria subalternità politica. Solo chi vuole negare l’evidenza delle cose può far finta di non vedere cosa si cela dietro questo “prestito” di un parlamentare: non un atto di cortesia istituzionale, ma un preciso vincolo politico che sancisce l’ingresso del PRC nel campo largo. Un’operazione condotta sopra la testa degli iscritti, che ci riduce a fanalino di coda di una coalizione a trazione PD. Si ha un bel raccontare la storia del “fronte costituzionale antifascista”: l’evidenza dei fatti dice a chiunque, cittadini o giornalisti, che siamo semplicemente saliti sul carro del centrosinistra alle condizioni dettate dal Nazareno.

È lampante che l’attuale gruppo dirigente ha portato il PRC dentro questa coalizione negando alla radice quanto affermato nel documento congressuale, approvato da meno del 50% dei partecipanti: “Non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto ‘campo largo’. Questa scelta è avvenuta contraddicendo anche l’altra precondizione dichiarata ripetutamente nei loro documenti come imprescindibile: il raggiungimento di un accordo preventivo su punti programmatici irrinunciabili.

Ora, di fronte al fatto che nel campo largo veniamo trattati come portatori d’acqua, esclusi dai tavoli che decidono i programmi, Mordenti ricorre alla classica mossa della volpe con l’uva: ci racconta che il PRC lavora a un semplice “accordo tecnico”, che manterrà piena autonomia e che non parteciperà ai tavoli programmatici. Ci informa persino che non parteciperemo alle primarie per la scelta del leader, definendole un’”americanata”. Bisognerebbe mettersi d’accordo, dato che il Segretario in TV,  ha invece rinviato la questione delle primarie alla consultazione interna.

Anche richiamare le scelte del passato, come la “desistenza”, per giustificare la linea presente significa saltare un passaggio fondamentale della nostra storia. Proprio perché pagammo duramente sul piano elettorale e sociale le scelte di quella fase, da cui cominciò la crisi complessiva del partito, a Chianciano venne assunta la linea dell’alternativa. Per brevità non torno sulle critiche correttamente avanzate da Ezio Locatelli sul rientro del PRC nell’alveo del sistema bipolare e sull’abbandono del progetto strategico per cui era nato.

Visto che la scelta del PD – da noi sollecitata – di favorirci nella possibilità di presentarci alle elezioni a condizioni che sosteniamo il campo largo, scelta oramai chiarissima, non è più giustificabile in alcun modo il rifiuto di tenere la consultazione chiesta da più di duemila firmatari, riconsegnando alle iscritte e agli iscritti la scelta sul futuro del partito.

Mordenti, richiamando la difficoltà di raccogliere le firme (“comunque tante”), conclude il suo articolo con un appello a por fine alla “divisione congressuale” per unirsi nello sforzo comune. Gli ricordo che l’unità non si può ottenere con un richiamo all’obbedienza cieca, ma richiede condivisione, democrazia partecipativa e rispetto delle regole. Elementi totalmente annullati da un gruppo dirigente che, pur rappresentando una minoranza degli iscritti, si è assegnato il ruolo di gestore monocratico del partito, violando lo Statuto pur di impedire agli iscritti di pronunciarsi.

Se davvero si vuole ripartire su basi nuove, si smetta di invocare una finta unità e si ripristini subito la democrazia interna. Quella che nell’ultimo anno è stata semplicemente azzerata.

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