di Ezio Locatelli, segretario provinciale Rifondazione Comunista di Bergamo e Francesco Macario, segretario cittadino Rifondazione Comunista di Bergamo
Apprendiamo dalla stampa che Giorgio Gori, vicepresidente della commissione industria al parlamento europeo, sarà “relatore ombra” per il programma Agile (Accelerating Groundbreaking Innovation for Defense in Europe) che è stato presentato ufficialmente a marzo di quest’anno con la consueta retorica della “sicurezza strategica” e dell’”autonomia europea” nel settore della difesa. Va precisato che non esiste in ambito istituzionale la figura del “relatore ombra”. Molto semplicemente l’ex sindaco di Bergamo, nella sua veste di parlamentare europeo del Pd, si candida a diventare lo sponsor numero uno di un programma che mira a strutturare gran parte del comparto industriale intorno al riarmo e alla guerra e, in tal senso, a diventare punto di riferimento per le aziende che intendono avere accesso ai contratti europei e occidentali. Un’operazione che in filigrana era già stata anticipata in occasione del convegno “innovare per crescere” tenuto nel febbraio scorso dal Pd e da Gori stesso al Kilometro Rosso di Bergamo.
Il programma Agile prevede un primo stanziamento di 155 milioni di euro al fine di “testare, validare e integrare rapidamente a livello industriale” tutta una serie di tecnologie – intelligenza artificiale, droni autonomi, robotica, tecnologie quantistiche, cybersicurezza – da impiegare nei sistemi d’arma operativi. Praticamente ciò che viene proposto è che il riarmo diventi il principale motore di innovazione, di profitto, di orientamento strategico per migliaia di aziende europee e italiane chiamate a operare come produttori strategici o in via subordinata come fornitori di componenti, subappaltatori di secondo livello.
Questa idea dell’innovazione al servizio del potenziale bellico è in rotta di collisione con una politica del benessere sociale volta ad affermate i diritti alla salute, all’istruzione, alla vivibilità ambientale, al giusto reddito e alla dignità sociale. Tutto ciò avviene nel silenzio o nell’aperto sostegno di una intera classe politica e di governo. Una cosa vergognosa tanto più in un Paese come il nostro in cui vige una Costituzione che ancora formalmente ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Quando si struttura un intero comparto industriale intorno al riarmo è illusorio pensare che la guerra non arrivi. Per questo chi fa una scelta di militarizzazione della economia fa una scelta di guerra e di taglio di fondamentali diritti sociali e come tale va contrastato sul piano dell’opposizione sociale e politica.