Le identificazioni sbagliate nascondono pessime politiche

Di seguito riportiamo la trascrizione sommaria di un intervento che Paolo Ferrero ha svolto su Dignità Tv l’ 8.2.2026 che ci sembra di interesse per il dibattito politico in corso

“Voglio iniziare questa riflessione denunciando con forza quello che considero un malcostume politico ormai intollerabile: l’uso strumentale e manipolatorio della storia per giustificare scelte di governo discutibili. Mi riferisco, ad esempio, alle recenti dichiarazioni del ministro Nordio, il quale ha evocato il pericolo di un ritorno delle Brigate Rosse per legittimare l’approvazione del nuovo “pacchetto sicurezza”. Considero questa affermazione una palese sciocchezza, un tentativo maldestro di utilizzare la memoria storica per coprire quelle che sono, nei fatti, delle “porcherie” legislative. Fortunatamente, figure come Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’ANPI, hanno reagito con fermezza, chiedendo al ministro di spiegare e giustificare concretamente tali affermazioni, a differenza di un’opposizione parlamentare che appare spesso troppo “morbida” su questi temi.

Dobbiamo renderci conto che non siamo di fronte a un caso isolato, ma a una tendenza globale dove la storia non serve più come magistra vitae per evitare gli errori del passato, ma viene piegata agli interessi del presente. Come scriveva George Orwell in “1984”, chi controlla il passato controlla il futuro, e chi controlla il presente controlla il passato. Le classi dominanti oggi ricostruiscono il passato per determinare la direzione di domani, creando quelle che Furio Jesi definiva “macchine mitologiche”. Se in passato la destra ha usato il mito dell’Impero Romano o la menzogna della “pugnalata alla schiena” per giustificare fascismo e nazismo, oggi questo meccanismo di manipolazione ideologica sta contagiando pericolosamente anche la sinistra.

Osservo con preoccupazione due tipi di identificazioni storiche profondamente sbagliate anche  a sinistra:

• Da un lato, c’è un’area “moderata” che rispolvera il manifesto del Fronte Popolare francese del 1936 – che invocava pane, pace e libertà – per giustificare alleanze elettorali attuali con il PD e Renzi. Mi chiedo però cosa c’entri il PD con la “pace”, dato che ha sostenuto ogni risoluzione per l’invio di armi e per il riarmo dell’Unione Europea in funzione antirussa. Vedere leader europei, come il cancelliere tedesco sostenuto dai socialdemocratici, invocare l’arma atomica per la Germania mi terrorizza e mi conferma che queste alleanze tradiscono i contenuti originali di quella stagione politica.

• Dall’altro lato, critico un certo estremismo che si autodefinisce “nuovi partigiani” per legittimare lo scontro fisico sistematico con la polizia. Anche questa è una metafora storica usata a sproposito, una distorsione mitologica che non aiuta a comprendere la realtà dei rapporti di forza attuali.

Dobbiamo invece tornare a discutere della “realtà effettiva”, che oggi è rappresentata dal consolidamento di un sistema di guerra promosso dalle classi dominanti dell’Unione Europea. Questo sistema non è un’ipotesi futura, ma una realtà che ci sta già trascinando in un “tritacarne”. La prosecuzione del conflitto in Ucraina e l’aumento vertiginoso delle spese militari hanno conseguenze dirette sulla vita di tutti noi. Ogni euro investito in armamenti è un euro sottratto allo stato sociale: significa meno soldi per le pensioni, per la sanità pubblica, per l’assistenza, per la scuola e per i salari.

Inoltre, questo sistema di guerra si regge sulle sanzioni, che stanno distruggendo l’economia europea. Abbiamo smesso di comprare gas economico dalla Russia per dipendere dagli Stati Uniti, pagandolo cinque o sei volte di più. È emblematico che, non appena l’UE ha votato per rinunciare definitivamente al gas russo, il prezzo del gas statunitense sia aumentato del 40%, rendendoci di fatto ricattabili. Tutto questo produce un distacco drammatico della “povera gente” dalla politica. Se le persone percepiscono che la politica non serve più a migliorare la loro vita o a difendere i loro interessi, smettono di votare, e questo rappresenta il rischio principale per la democrazia.

Se proprio vogliamo cercare un riferimento storico a cui ispirarci, non guardiamo a miti distorti, ma a chi ebbe il coraggio di opporsi al “macello” della Prima Guerra Mondiale. Penso ai socialisti italiani, a Lenin, a Rosa Luxemburg e a Karl Liebknecht, che votò da solo contro i crediti di guerra in Germania. Loro sapevano che la guerra avrebbe distrutto il movimento operaio e rafforzato le destre guerrafondaie. Non dimentichiamo che il fascismo e il nazismo nacquero proprio dalle macerie prodotte dal primo conflitto mondiale.

Oggi la nostra situazione, per certi versi, è meno drammatica perché la maggioranza della popolazione italiana è già contraria alla guerra e alle spese militari. Il nostro compito è sconfiggere il “partito della guerra” che unisce trasversalmente destra e centrosinistra. Dobbiamo costruire una coalizione concreta che metta al centro la lotta contro il sistema di guerra e le spese militari, trasformando questo sentimento maggioritario in un progetto politico reale. Solo abbandonando le mistificazioni storiche e tornando a usare la politica come strumento utile per modificare la vita delle persone potremo ridare speranza e valorizzare davvero la partecipazione democratica”.


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