Quest’anno per la prima volta nella storia delle sfilate del 2 giugno, quando ricorre l’ottantesimo anniversario del Referendum che sancì la fine della monarchia e la nascita della Repubblica, per via dei Fori Imperiali a Roma sfilano tra forze armate, cannoni, carri armati e vari strumenti di guerra, anche cappellani militari con tanto di divisa d’ordinanza.
In un momento in cui la guerra dovrebbe essere al centro della preoccupazione collettiva non solo per le sofferenze di chi in questo momento la subisce, ma anche per la sua estensione quantitativa e qualitativa, che potrebbe sfociare nell’esito nucleare, appare particolarmente sconcertante la decisione dell’Ordinariato militare di far sfilare i sacerdoti inquadrati nelle Forze armate.
Forse non tutti sanno che tale struttura esiste anche in tempo di pace, ammesso che questo lo sia oggi anche per noi, con tanto di gradi, di retribuzioni e vitalizi per i sacerdoti coinvolti, con costi per il Ministero della Difesa, cioè per noi contribuenti, di oltre i dieci milioni di euro.
La protesta di settori cattolici e in particolare di Pax Christi, impegnati in comitati e movimenti per la pace s’inserisce in un contesto, in cui Pax Christi aveva persino richiesto l’abolizione della parata militare.
Giustamente l’organizzazione cattolica ha sempre messo in evidenza e nella situazione attuale con maggiore forza i valori fondanti della nascita della Repubblica nel 1946, che si ritrovano a soli due anni di distanza nella Costituzione del 1948, in cui i principi fondamentali non sono certo quelli del militarismo, ma la tutela dei diritti fondamentali e il chiaro ripudio della guerra.
A fianco di Pax Christi si sono schierati intellettuali di diversa formazione culturale che, con un appello pubblicato da “Avvenire” hanno proposto, all’interno di una parata civile, la presenza degli Italiani e Italiane che hanno partecipato alla Global Sumud Flottilla, come grande valore simbolico di solidarietà verso chi subisce la violenza dei peggiori strumenti di guerra e in generale il messaggio di azione determinata ma pacifica verso tutte le guerre.
L’immagine dei sacerdoti militarizzati nella parata di via dei Fori Imperiali stride con le parole di Leone XIV rispetto ad una “pace disarmata e disarmante”, ma la Chiesa deve fare i conti, non solo su questo, con le sue contraddizioni. Questa è forse quella che evidenzia di più il contrasto tra la sua missione evangelica e il sostegno di una parte di essa a un potere che della guerra non sa fare a meno.