La folle corsa verso il baratro: l’asse nucleare Roma-Parigi e il nichilismo europeo

Il prossimo vertice bilaterale del 25 giugno 2026 rischia di passare alla storia come il punto di non ritorno per la diplomazia italiana ed europea.

Le indiscrezioni sul tavolo delle trattative tra Roma e Parigi delineano uno scenario inquietante: l’ipotesi di un accordo per estendere la deterrenza nucleare francese ad altri partner europei, Italia in primis. Sotto la patina retorica della “difesa comune” e della “sovranità strategica”, si nasconde in realtà una scelta di puro nichilismo politico.

Un passo in avanti drammatico verso un’escalation militare che l’Unione Europea sta cavalcando con sconcertante incoscienza.Invece di farsi promotrice di una de-escalation globale, l’UE ha deciso di abbracciare la logica della forza.

Ha trasformato la Russia in un “nemico naturale” e permanente, rieditando i peggiori copioni della Guerra Fredda. Condividere l’ombrello atomico di Parigi significa legare a doppio filo il destino dei cittadini italiani alle decisioni di una potenza nucleare, moltiplicando i bersagli e azzerando ogni spazio di mediazione.

La deterrenza, cinico eufemismo che per decenni ha mascherato la minaccia di distruzione reciproca, diventa oggi uno strumento di provocazione attiva in un continente già saturo di tensioni e armamenti.È tempo di squarciare il velo dell’ipocrisia istituzionale.

Questa non è sicurezza: è l’istituzionalizzazione della paura. L’Europa, nata sulle ceneri della Seconda Guerra Mondiale per garantire la pace, ha smarrito la propria missione originaria.

Oggi le cancellerie europee sembrano abitate da sonnambuli tecnocrati, incapaci di vedere gli effetti devastanti di una militarizzazione spinta. Investire miliardi nella difesa nucleare, mentre il welfare crolla e la crisi climatica avanza, dimostra una totale cecità etica e sociale.

Davanti a questa deriva bellicista, l’opinione pubblica non può e non deve rimanere inerte.

Occorre denunciare con forza la complicità dei nostri governanti nell’alimentare una spirale geopolitica dagli esiti catastrofici. È fondamentale alzare subito il livello di mobilitazione contro i guerrafondai europei, prima che i trattati blindino decisioni irreversibili.

Dobbiamo pretendere che l’Italia rispetti l’Articolo 11 della Costituzione, rifiutando la guerra e le alleanze atomiche. La pace si costruisce disarmando i conflitti, non allargando l’arsenale nucleare ai confini del disastro.

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