Trent’anni di attesa, trent’anni di promesse scivolate via insieme alla terra.
A Niscemi la pazienza è finita.
Domenica 8 febbraio, il corteo organizzato dai movimenti civici e dai compagni del No Muos ha attraversato le strade del centro, non solo per gridare contro il degrado urbano, ma per denunciare un isolamento che sta uccidendo l’economia locale.
Dalla seconda, drammatica frana del 1997, il tempo a Niscemi sembra essersi fermato.
La messa in sicurezza della città rimane un’incompiuta che pesa come un macigno sulla testa dei residenti.
Ma oggi, al rischio geologico, si è sovrapposta una crisi economica che rischia di essere il colpo di grazia definitivo.
Almeno venti attività produttive hanno lanciato un grido d’aiuto disperato: il calo del fatturato è verticale, la sopravvivenza è appesa a un filo.
Il paradosso è tutto racchiuso nelle storie dei giovani commercianti che hanno creduto nel territorio.
Molti hanno usufruito della misura “Resto al Sud”, investendo energie e capitali.
Oggi, con le strade dissestate e il ritardo cronico nella logistica che rende un’impresa ricevere la merce, quegli stessi imprenditori non sanno come onorare le rate dei prestiti statali.
”Lo Stato ci ha dato i soldi per aprire, ma non ci ha dato le strade per lavorare”, sintetizza amaramente un negoziante del centro.
Sono tre i fattori che stanno portando Niscemi al punto di non ritorno:
– Isolamento logistico: I ritardi nelle forniture aumentano i costi e scoraggiano gli investimenti.
– Crisi del credito: Il debito accumulato, senza un fatturato adeguato, sta soffocando le piccole imprese.
- Sicurezza urbana: Il degrado e la percezione di abbandono stanno allontanando i clienti, spingendoli verso i centri commerciali delle province limitrofe.
Il timore della comunità è che, una volta risolta (se mai accadrà) l’emergenza geologica, non rimanga più nessuno da proteggere.
Il tessuto sociale si sta sfaldando sotto il peso dell’indifferenza istituzionale.
I commercianti chiedono un intervento immediato: una moratoria sui debiti, sgravi fiscali per le zone colpite dal dissesto e un piano straordinario di rilancio urbano.
Niscemi non chiede assistenza, chiede il diritto di esistere e di commerciare.
Se le saracinesche abbassate oggi dalla paura non troveranno una risposta politica immediata, domani potrebbero non rialzarsi più.
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