Quando il razzismo si esprime attraverso le parole

Como è una città di frontiera, una città di confine che da anni rappresenta uno snodo fondamentale lungo le rotte migratorie verso il Nord Europa. Da questo territorio transitano quotidianamente migliaia di persone in movimento, e tra esse vi è una presenza significativa e costante di minori stranieri non accompagnati, ragazzi e ragazze che affrontano viaggi lunghissimi e pericolosi senza il supporto di una famiglia o di una rete di protezione.

Su questo tema, quello dei minori non accompagnati, si potrebbero dire moltissime cose. Si potrebbe dire che questa città è colpevolmente respingente, che mancano quasi del tutto strutture adeguate di accoglienza e percorsi di scolarizzazione. Si potrebbe dire che non esistono risposte strutturali all’altezza della complessità del fenomeno, che le strutture dedicate ai minori non accompagnati, pur esistendo fisicamente sul territorio, sono state lasciate vuote e chiuse per precisa scelta politica delle varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo.

Si potrebbe dire che l’unica realtà che lodevolmente si occupa concretamente di questi ragazzi è la Parrocchia di Rebbio, guidata dal meraviglioso don Giusto, al quale capita, non di rado, che dopo aver tentato invano di contattare i numeri istituzionali, siano le stesse forze dell’ordine a telefonargli nel cuore della notte sul suo cellulare privato. E lui risponde, con semplicità e umanità disarmanti: “portateli qui da noi”.

Queste e molte altre cose si potrebbero e si dovrebbero dire su questo tema, che è un tema di importanza fondamentale, un tema che riguarda i diritti dell’infanzia, la dignità delle persone e la responsabilità delle istituzioni. E invece accade che la struttura territoriale del primo partito di Governo decida, in modo evidentemente strumentale, di organizzare un convegno in pompa magna, al quale prenderanno parte il Senatore Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Giovanni Donzelli, responsabile nazionale dell’Organizzazione di Fratelli d’Italia.

Un convegno nel quale, attraverso una distorsione faziosa della realtà, il tema dei minori stranieri non accompagnati viene accostato – già nel titolo – a quello delle baby gang. L’evento è organizzato da Mariarosaria Amalia Sgambelluri, responsabile provinciale del partito di Giorgia Meloni del Dipartimento Famiglia e Valori Non Negoziabili.

Si legge, tra le altre cose, nella presentazione dell’evento: “Devianza minorile: il fenomeno delle baby gang e i minori stranieri non accompagnati (MSNA). Verso un nuovo modello di intervento”. In queste poche parole traspare in maniera più che evidente l’intento di diffondere una narrazione tossica, una narrazione che accomuna direttamente e senza alcun fondamento il fenomeno della criminalità minorile a quello dei minori stranieri non accompagnati.

Un accostamento che ha il chiaro obiettivo di diffondere paura e, conseguentemente, odio nei confronti di questi ragazzi, spesso poco più che bambini. Ragazzi come quelli che ho avuto modo di vedere personalmente nel corso dell’estate del 2016, quando il parco antistante la stazione di Como San Giovanni si trasformò per due mesi in un grande campo profughi, nell’indifferenza generale, un’indifferenza che a tratti fu persino contrasto, dell’allora amministrazione di sedicente centrosinistra guidata da Mario Lucini.

La realtà è tutt’altra. La realtà è che partire non è una scelta, ma una condizione che si crea a fronte di fame, guerre, devastazione ambientale e sofferenze inenarrabili, molto spesso causate anche dalle politiche e dalle responsabilità dello stesso Occidente. Questo è ciò che serve dire. Questo è ciò che serve che la popolazione sappia. Ed è necessario incalzare le amministrazioni affinché le nostre città siano socialmente, politicamente e strutturalmente pronte a sostenere il fenomeno migratorio, soprattutto quando si parla di minori.

Non è la repressione poliziesca invocata dai tanti decreti sicurezza – a partire da quello ideato da Minniti, preceduto dalla legge Turco/Napolitano e seguito poi dai decreti a firma Salvini e poi Piantedosi (nel mezzo vi è stata Lamorgese, che ha lasciato le cose esattamente come stavano, senza inasprire né rimuovere nulla) – a rappresentare una soluzione.

Ciò che serve realmente sono politiche migratorie italiane ed europee di vera integrazione, servono accoglienza, libera circolazione delle persone e, nello specifico per quanto riguarda i minori, servono percorsi di scolarizzazione e accoglienza di secondo livello in piccole strutture diffuse, non in centri-ghetto. Esattamente ciò che un tempo era possibile realizzare attraverso il sistema SPRAR.

Al vergognoso convegno di Fratelli d’Italia è necessario dare una risposta politica chiara, netta e determinata.