Governo e Parlamento non sanno quanto costerà il cacciabombardiere di sesta generazione

Ma la Meloni e Crosetto danno disco verde con l’aiuto del PDTratto da Peacelink

Si chiama GCAP ed è il programma più costoso a cui l’Italia partecipa. E’ talmente costoso che nessuno sa quanto costerà la produzione in serie dell’aereo. L’unica cosa che si sa è che i costi di sviluppo del prototipo sono triplicati. Il 3 febbraio il programma GCAP sarà esaminato alla Camera.

COMUNICATO STAMPA

PeaceLink lancia l’allarme sul programma GCAP: costi triplicati e confusione istituzionale

Il 3 febbraio 2026 la Commissione difesa della Camera dei Deputati esamina il progetto militare più costoso in assoluto a cui l’Italia ha mai partecipato.

PeaceLink esprime forte contrarietà all’avanzata del programma militare GCAP (Global Combat Air Programme) e lancia un allarme pubblico sull’impennata dei costi e sulla confusione del dibattito istituzionale che lo accompagna.

Il GCAP è il progetto per lo sviluppo di un sistema di combattimento aereo di sesta generazione, promosso da Italia, Regno Unito e Giappone, centrato su un nuovo caccia avanzato destinato a sostituire gli Eurofighter. Non si tratta di un singolo aereo, ma di una architettura militare complessa, che integra piattaforme pilotate, droni cooperanti, sistemi digitali di intelligenza artificiale e capacità multi-dominio. La capacità multidominio (Multi-Domain Operations – MDO) rappresenta la capacità militare di integrare azioni coordinate, simultanee e sincronizzate nei cinque domini operativi: terra, mare, aria, spazio e cyber. 

Un punto particolarmente critico è l’esplosione dei costi. Lo stanziamento previsto per la sola fase di sviluppo del prototipo ha subito una triplicazione rispetto alle previsioni iniziali.

Infatti il costo previsto per la fase di sviluppo del GCAP è passato da circa 6 miliardi di euro a oltre 18,6 miliardi di euro per l’Italia da sola.

Si impegnano risorse pubbliche enormi per un progetto ancora molto lontano dalla quantificazione complessiva dai costi di produzione in serie: nessuno sa quanto costerà ai contribuenti la produzione finale. Siamo di fronte a un aumento che solleva interrogativi seri sulla sostenibilità economica e sulle priorità della spesa pubblica, in un contesto segnato da crisi sociali, ambientali, climatiche e sanitarie.

PeaceLink sottolinea però un elemento decisivo: siamo ancora in tempo per agire.

Ad oggi non è stato firmato alcun contratto per la produzione in serie.

Le decisioni assunte riguardano la fase di sviluppo e di ricerca.

Questo significa che il movimento pacifista, la società civile e il Parlamento hanno ancora margini reali per fermare il programma prima che diventi irreversibile. Il memorandum firmato dal governo italiano non ci obbliga alla produzione in serie che sarà estremamente dispendiosa.

Particolarmente preoccupante è inoltre la confusione che emerge nei lavori della Commissione Difesa della Camera, dove il GCAP viene presentato come un unico programma assieme al caccia di sesta generazione europeo FCAS, che in realtà è distinto ed è il concorrente franco-tedesco-spagnolo al GCAP. Nel testo all’esame il Future Combat Air System (FCAS) viene descritto come un sistema condiviso con il GCAP per realizzare il futuro caccia di sesta generazione, una impostazione che è fuorviante e che dimostra la scarsa conoscenza che molti parlamentari hanno su una questione per cui sono chiamati ad esprimersi.

È necessario chiarire che il GCAP è uno specifico programma industriale e militare, concorrente rispetto all’altro grande progetto europeo di sesta generazione FCAS guidato da Francia, Germania e Spagna.

Presentare FCAS e GCAP come se fossero parti dello stesso programma rischia di confondere i parlamentari e l’opinione pubblica, attenuando la percezione delle scelte politiche e industriali che si stanno compiendo e che vanno in direzione contraria allo sviluppo di un caccia europeo di nuova generazione. I sostenitori dell’esercito europeo sembrano infatti paradossalmente orientati a votare per il GCAP che non è europeo. E questo vale per il PD in particolare che dice di volere lo sviluppo di un esercito europeo e armi europee e poi vota per GCAP che è concorrente del caccia europeo di sesta generazione, il FCAS. Ma nella discussione in Commissione Difesa sembra che l’Italia li voglia abbracciare entrambi.

PeaceLink chiede trasparenza, competenza, chiarezza e un vero dibattito pubblico su un programma che avrà pesantisime conseguenze economiche, politiche e strategiche per decenni.

La nostra posizione è contraria all’approvazione del GCAP e anche del FCAS.

Investire somme crescenti in sistemi d’arma di nuova generazione significa sottrarre risorse alla transizione ecologica, alla cooperazione internazionale, alla sanità e alle vere priorità che riguardano la sicurezza delle popolazioni, si veda il rischio idrogeologico riportato alla luce dalla frana di Niscemi.

La sicurezza nazionale non si costruisce con i caccia di sesta generazione. Si costruisce con scelte coraggiose, lungimiranti e orientate al bene comune.

Il Direttivo di PeaceLink
2 gennaio 2026

Riferimenti istituzionali: Commissione Difesa della Camera dei deputati, 3 febbraio 2026 – Schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 40/2025 (Atto n. 373, Rel. Saccani Jotti).

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