Il socialismo come democrazia del quotidiano: l’eredità viva di Panzieri e Ferraris

In vista del 1° Maggio, celebrazione che, significativamente, non vogliamo relegata al formale, avvertiamo l’urgenza di sottrarre il concetto di socialismo ai detrattori di tutte le risme per restituirlo alla sua dimensione più vibrante: quella di un progetto di liberazione fondato sulla democrazia diretta. Per farlo, non c’è bussola migliore della lezione di Raniero Panzieri e Pino Ferraris.

Il loro contributo, oggi più che mai attuale, ci ricorda che il socialismo non è un modello di gestione dello Stato, ma un processo di democratizzazione integrale della vita.

Panzieri, con la sua critica radicale al neocapitalismo, ci ha insegnato che la fabbrica e i luoghi della produzione non sono zone franche dalla politica, ma il cuore pulsante dove si decide il destino delle persone. Per lui, la sfida era rompere il “dispotismo tecnologico” per rimettere al centro l’autonomia operaia.

Pino Ferraris ha tradotto questa intuizione in una visione etica e sociale, vedendo nel socialismo la possibilità per le persone che lavorano di uscire dalla condizione di “esecutori” per diventare “protagonisti” della propria esistenza.

Oggi viviamo in un’epoca di crisi ecosistemica e frammentazione del lavoro, dove l’algoritmo sembra aver sostituito il padrone, rendendo il lavoro ancora più invisibile e servile. In questo scenario, il bisogno di un socialismo fondato sulla democrazia diretta si fa vitale. Non chiediamo solo una redistribuzione del reddito, ma una redistribuzione del potere.

Contare davvero significa avere il diritto di decidere collettivamente cosa produrre, come produrlo, con quale impiego di energia e quale fatica umana investire.

La democrazia diretta, nella visione che ereditiamo da Panzieri e Ferraris, è lo strumento per trasformare la quotidianità. È la capacità dei lavoratori e delle comunità di opporsi a una produzione finalizzata solo al profitto e allo spreco, per orientarla invece verso ciò che è socialmente utile e ambientalmente sostenibile.

Significa decidere se produrre armi o ospedali, se continuare a bruciare combustibili fossili o progettare comunità energetiche solidali.

Questo 1° Maggio deve essere l’occasione per ribadire che il lavoro non può essere una merce, né un tempo sottratto alla vita.

Il socialismo è la scommessa che un’altra organizzazione è possibile: una in cui la cooperazione sostituisce la competizione e dove il controllo operaio e sociale diventa la garanzia di una libertà reale.

Riprendere Panzieri e Ferraris significa oggi lottare per un mondo in cui chi lavora non debba più lasciare i propri diritti e la propria testa fuori dal cancello, fisico o digitale che sia, ma possa finalmente determinare il senso del proprio agire. È la democrazia che entra nel quotidiano per restarci, costruendo una società dove l’economia è al servizio della vita, e non viceversa.

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