Una riflessione su cosa ha rappresentato per me Genova 2001

Fabrizio Baggi, classe 1977 – Generazione di Genova

“Sono passati 25 anni da quelle calde giornate di luglio, sono passati 25 anni dalla paura, dalla violenza e dal terrorismo in uniforme che lo Stato mise in atto nel corso di quella vera e propria mattanza per la quale i responsabili non hanno realmente mai pagato. Sono passati 25 anni da quell’eclisse della Democrazia e dalla sospensione dello Stato di Diritto rappresentati dalle giornate di Genova 2001”

Ma cosa furono realmente quelle giornate per noi che allora avevamo 20/25 anni, una montagna di sogni e l’obiettivo di un altro mondo possibile?

Per prima cosa furono il Genoa Social Forum (divenuto in seguito Social Forum) un grande e reale movimento di massa che abbiamo vissuto, contribuito a far nascere e crescere sulla base dell’idea di una società e di un modello di sviluppo a misura di essere umano fatto di rispetto dell’ambiente, diritti, pace, libertà, sostenibilità, redistribuzione…

Un movimento che nasce nel 2000 in vista della riunione del G8 di Genova e che fino al drammatico epilogo stava costruendo grande consenso attorno alla sua proposta.

Ricordo le assemblee preparatorie estremamente partecipate in tutte le città del Paese, le grandi emozioni suscitate dal fatto che finalmente i sogni di quelli della mia generazione – “La Generazione di Genova” – vedevano in tutto questo un potenziale sbocco di realizzazione. Insomma, eravamo davvero convinte/i che questa volta, tutte e tutti insieme, questo mondo lo avremmo cambiato davvero. Forse eravamo delle/i illuse/i o forse no ma sicuramente non avevamo fatto i conti col capitale, con i poteri forti e tutto il resto.

Non vorrei cadere nella retorica della “mitizzazione ad ogni costo” di chi quei momenti li ha vissuti, sarebbe ingiusto nei confronti delle giovani generazioni che oggi si impegnano, che tra ottobre e novembre del 2025 hanno animato le piazze-marea di Gaza e che hanno permesso di vincere il referendum costituzionale e che, di Genova e del Social Forum,  ne hanno solo sentito parlare, ma va detto che molto probabilmente, quella sensazione di “potenza sociale e popolare” che aveva il GSF l’hanno percepita anche i potenti, gli Stati, i governi, e proprio per questo motivo hanno deciso che quel movimento doveva essere stroncato. Ad ogni costo.

E lo hanno stroncato davvero, con la follia della violenza di qui giorni e con l’omicidio di Carlo. I mesi successivi furono drammatici e come era prevedibile hanno portato ad uno sgretolamento di tutto quello che avevamo messo in campo fino alla fine dell’esperienza. Il sogno era finito.

Molte e molti tra chi aveva animato il GSF piano piano si sono allontanate/i facendo scelte differenti, a tratti anche comprensibilmente.

Essere state/i in mezzo a quella macelleria messicana dove si veniva massacrate/i solo per essere lì, dove addirittura i gruppi pacifisti e gli spezzoni di lavoratrici e lavoratori, per citare solo alcuni esempi, venivano caricati selvaggiamente oppure essere stati lì; nel mezzo delle torture alla Diaz o a Bolzaneto oppure l’aver visto un ragazzo di vent’anni ucciso deliberatamente da un proiettile sparato in piena testa da un blindato dei carabinieri ed uno Stato che passa il tempo successivo in una condizione di uno spasmodico tentativo di depistaggio non ha certo fatto un buon effetto.

Non tutte/i però hanno fatto questo tipo di scelta. In alcuni casi, a dire il vero nella maggioranza dei casi, dopo essersi ripresi dallo shock causato da  ciò che avevamo visto a Genova e in Piazza Alimonda (che per me è e rimane Piazza Carlo Giuliani) avendo ancora tutta quella voglia di rivendicazione, di un altro mondo possibile, pur essendo diventati “orfani” del GNF (che prima di concludere l’esperienza aveva comunque provato, per un periodo, a portarla avanti cambiando il nome in Social Forum per proseguire la lotta ed  impegnarsi sui temi della globalizzazione solidale, dell’ambiente, dei diritti  e della pace) iniziò il percorso di partecipazione ad organizzazioni politiche, sindacali e sociali che lavoravano in questa direzione.

Nel mio caso specifico sono entrato nel mondo del lavoro venendo assunto come “socio-lavoratore” da una cooperativa della logistica, una delle tante finte cooperative che sfruttano manodopera senza diritti.

Lì mi sono trovato davanti a tutto ciò che con il GNS prima e il Social Forum poi avevo combattuto. Lì le grandi lotte degli anni Settanta e le grandi conquiste sul piano dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori erano sospese. Lì si dovevano scaricare camion il più velocemente possibile e tacere.

Lì, come molte altri e molti altri ho deciso che avrei continuato la lotta.

Ed eccomi ad iniziare l’attività sindacale, in quel momento non lo sapevo ancora ma stava iniziando il mio percorso politico che mi ha portato a fare le scelte che ho fatto successivamente.

Dopo un periodo in cui mi ero concentrato in uno scontro squisitamente sindacale con la cooperativa fino a subire addirittura un licenziamento ed aprire una vertenza contro l’azienda durata quasi 2 anni, vedendo cosa stava accadendo intorno a me sia a livello globale che nazionale, ho avuto la consapevolezza che si doveva e si poteva fare di più.

Ho visto quindi la necessità di rimettere sul piatto del conflitto tutti quei valori che avevamo portato avanti, ho sentito l’esigenza di rimettere al centro la lotta politica a 360 gradi e ho deciso di prendere la tessera di Rifondazione Comunista, organizzazione della quale oggi sono componente della Direzione nazionale.

Oggi le condizioni sono certamente peggiorate, e mi sento di affermare con forza che allo stato attuale delle cose tutto ciò che rivendicavamo a Genova va ora rivendicato ancora di più. Avevamo ragione su tutta la linea, e questi 25 anni non hanno fatto altro che dimostrarlo.

In questi anni sono stati ancor più smantellati i diritti di chi lavora, le politiche migratorie attuate in Italia e in Europa sono a dir poco criminali, la sanità pubblica è sotto attacco continuo e lo smantellamento dello Stato Sociale a tutti i livelli è senza ombra di dubbi il Leitmotiv dei governi di centro destra e di centro sinistra che si sono susseguiti in un gioco al massacro dell’alternanza negli ultimi anni.

Le ragioni per continuare a lottare nella direzione della costruzione di un’alternativa reale politica e sociale che metta al centro in NO alla guerra e alle politiche di guerra e di riarmo sia esso nazionale o europeo e il SI allo stato sociale non mancano anzi, sono oggi vive più che mai perché quell’alto mondo che allora era possibile oggi è addirittura necessario… e allora citando e parafrasando un grande comandante Partigiano dico che:

“Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace e un mondo di fratellanza e di serenità. […]  purtroppo, questo mondo ancora non c’è… E allora riflettete, ragionate con la vostra testa e continuate la nostra lotta.”

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