DDL antisemitismo: ma al PD qualcuno ha visto Naza?

L’astensione della maggioranza del Partito Democratico sul DDL antisemitismo approvato in Parlamento rappresenta una ferita profonda per la libertà di pensiero e una drammatica rinuncia al ruolo della politica che si vuole progressista.

Nascondersi dietro la fragile trincea di un’astensione tattica, mentre si consuma un’operazione ideologica di mistificazione, non è solo un errore politico: è una capitolazione culturale.
La lotta contro l’antisemitismo è un dovere assoluto e incrollabile, un principio sacro che fa già parte del nostro ordinamento giuridico. In Italia esistono già leggi severe, giuste e consolidate per punire il razzismo e l’odio antiebraico. Questo disegno di legge, tuttavia, non nasce per proteggere i cittadini di religione o cultura ebraica, bensì per blindare una precisa entità geopolitica. Recependo in modo acritico la definizione dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), il testo compie una pericolosa e intenzionale forzatura: confonde e sovrappone l’antisemitismo con la legittima, doverosa critica alle politiche oppressive, segregazioniste e coloniali del governo israeliano.

Il paradosso è intollerabile. Ci troviamo davanti a un provvedimento grottesco che rischia di trasformare la difesa dei diritti umani in reato. È accettabile che l’espressione del dissenso verso un esecutivo ultranazionalista e le sue devastanti azioni militari venga criminalizzata come forma di razzismo?

È accettabile che si tenti di silenziare la voce degli stessi intellettuali e attivisti ebrei che rifiutano l’ideologia sionista radicale? Il rischio reale e imminente è che un domani sia un tribunale, guidato magari dagli eredi politici di certe tradizioni storiche, a decidere se chi difende i diritti del popolo palestinese sia o meno un antisemita. Un’aberrazione concettuale che ribalta la realtà e nega i valori universali.

In questo scenario, il posizionamento del PD appare insopportabilmente pavido. Votare “no”, come hanno fatto altre forze dell’opposizione, significava presidiare l’articolo 21 della Costituzione e respingere un bavaglio ideologico. Scegliere l’astensione significa invece lavarsene le mani, restare a metà strada per timore di essere etichettati, mentre i diritti fondamentali arretrano.

Chiunque abbia visto il film Naza al cinema e conservi una minima coscienza civile sa perfettamente che oggi non è possibile nascondersi o fare equilibrismi su questo passaggio parlamentare. Le immagini della realtà impongono scelte nette, non tatticismi da corridoio.

La sinistra ha il dovere di essere chiara. Accettare la logica del servilismo culturale verso politiche di potenza non fa bene a nessuno, nemmeno alla memoria della Shoah, che viene così strumentalizzata e svuotata del suo monito universale.

Con questa astensione, il PD ha rinunciato a fare l’unica cosa che dà senso a una forza progressista: difendere la libertà di espressione e il diritto di denunciare l’ingiustizia, ovunque essa si compia.

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