La decisione di erigere uno scudo antimissile europeo, caldeggiata dai governi occidentali, compreso quello guidato disastrosamente da una Giorgia Meloni pronta anche alla coalizione contro i comunisti, terroristi antifa, e salutata come una svolta per la sicurezza comune, rappresenta in realtà l’ennesimo passo falso verso un baratro di ostilità permanente.
Presentata come una misura puramente difensiva, questa iniziativa dei cosiddetti “volenterosi” non farà altro che alimentare nuove chiusure diplomatiche e innescare un’inevitabile escalation nella già drammatica guerra tra Russia e Ucraina.
La storia militare e le dinamiche geopolitiche insegnano che ogni accelerazione sul fronte del riarmo, anche se mascherata da scudo protettivo, viene percepita dalla controparte come una minaccia asimmetrica, spingendo a risposte ancora più aggressive e cristallizzando i blocchi contrapposti.
In questo scenario, la responsabilità politica del governo italiano è evidente nel suo appiattimento sulle linee d’azione più oltranziste.
Tuttavia, l’aspetto più inquietante risiede nella posizione del Partito Democratico. Il principale partito dell’opposizione di centrosinistra ha scelto di sposare acriticamente la via della militarizzazione, puntando con decisione su un forte incremento della difesa europea.
Questo approccio rivela una profonda miopia strategica: caldeggiare una difesa continentale integrata e potenziata in questo preciso momento storico significa, di fatto, designare la Russia odierna come il suo nemico naturale e perpetuo.
Si rinuncia così in partenza a qualsiasi spazio di mediazione, trasformando l’Unione Europea da progetto di cooperazione e pace a blocco militare rigidamente schierato per un conflitto di lungo termine.
In questo quadro di generale conformismo bellicista, spiccano le contraddizioni della sinistra collocata tra i progressisti.
Nicola Fratoianni continua a dichiarare pubblicamente di non vedere divisioni insanabili all’interno del cosiddetto “campo largo”, sostenendo che una posizione comune sulla politica estera si debba e si possa ancora trovare.
Si tratta di una narrazione che cozza violentemente con la realtà dei fatti e dei voti parlamentari. Lo stesso Fratoianni, pur ponendosi a parole in una posizione critica, finisce per cadere nella medesima trappola retorica quando descrive la Russia esclusivamente come una minaccia geopolitica il cui unico obiettivo sarebbe quello di disintegrare l’Europa.
Accettando questa premessa, anche la sinistra pacifista neutralizza la propria forza propositiva. Se il network diplomatico viene ridotto a un muro contro muro e l’avversario viene dipinto solo come un mostro distruttore, l’unica conseguenza logica rimane il riarmo permanente.
Si rinuncia così, con buona pace delle dichiarazioni di facciata, a parlare un linguaggio diverso: quello del dialogo possibile e della diplomazia costruttiva. La vera sicurezza continentale non si costruisce posizionando batterie di missili intercettori lungo i confini, né alimentando una retorica di scontro totale che cancella decenni di trattati sul controllo degli armamenti.
La pace nel cuore d’Europa richiede il coraggio politico di guardare oltre la crisi attuale, proponendo un’architettura di sicurezza collettiva che includa, e non escluda aprioristicamente, i vicini scomodi.
Fino a quando l’intera classe politica italiana – dalla destra di governo al PD, passando per le timidezze del campo largo – continuerà a delegare la soluzione del conflitto alle sole industrie belliche, l’Europa rimarrà ostaggio di una logica distruttiva. Lo scudo antimissile non proteggerà le nostre città, ma sigillerà definitivamente la fine di ogni speranza di distensione.