La finta opposizione parlamentare sulla sicurezza

Tratto da Osservatorio Repressione

Meloni vara lo Stato di polizia, e il centrosinistra la segue: silenzi sul blocco navale, ammiccamenti sui Cpr, gara a chi è più “duro”

C’è una fotografia perfetta dell’Italia di oggi: un dibattito alla Camera in cui una rappresentante del Pd e un esponente di Fratelli d’Italia litigano su chi sia più seriamente preoccupato per la “sicurezza degli italiani”. Litigano sul tono, sulla credibilità, sul posizionamento. Non litigano sulla sostanza. Perché sulla sostanza sono d’accordo: le minacce sono “serie”, l’emergenza è “reale”, la durezza è “necessaria”.

Eccola, la grande alleanza nazionale: governo e opposizione vanno a braccetto sulla sicurezza. Non dichiarano un patto, non firmano un documento. Ma si riconoscono. Si annusano. Si somigliano. E soprattutto: si coprono.

Nel frattempo il governo Meloni vara provvedimenti liberticidi a raffica. Un decreto sicurezza che introduce il fermo preventivo a totale discrezione delle questure. Un disegno di legge sull’immigrazione che rimette in campo il blocco navale, le deportazioni verso Paesi terzi, la criminalizzazione del soccorso in mare, l’ulteriore espansione dei Cpr e la compressione del diritto d’asilo. E mentre tutto questo passa, la premier chiede agli agenti «un approccio più duro» nelle piazze.

La destra spinge. E l’opposizione, invece di fermarla, fa spallucce.

L’opposizione riduce l’autoritarismo a “propaganda”

Il nuovo decreto con il fermo preventivo — una misura che apre a una compressione brutale della libertà personale e normalizza l’arbitrio di polizia — è stato commentato dall’opposizione con parole come “propaganda” e “truffa”. Oppure con argomenti da ragioneria: “non funzionerà perché mancano gli agenti”.

È una linea suicida. Perché non stai contestando il salto autoritario, stai discutendo l’efficienza amministrativa. Stai dicendo: non è grave, è solo inutile. Stai normalizzando l’idea che lo Stato possa allargare i propri poteri contro cittadini e manifestanti. Basta che lo faccia “bene”.

E quando Piantedosi è andato in Parlamento a pronunciare la solita litania — quella in cui tutti i manifestanti diventano complici dei pochi violenti — il centrosinistra ha fatto la cosa minima sindacale: non votare una risoluzione insieme alle destre. Bene. Ma poi ha derubricato tutto, ha fatto passare la tempesta in un giorno, ha lasciato che l’aria si rasserenasse.

Il punto è che questa opposizione ha paura. Paura di essere accusata di “difendere i violenti”. Paura di essere dipinta come “amica dei delinquenti”. Paura di esporsi su temi considerati “impopolari”. E allora tace, o parla sottovoce, o cambia argomento.

Sull’immigrazione: silenzio totale, complicità di fatto

Sull’immigrazione è andata peggio. Molto peggio.

Davanti al ddl con il blocco navale e la deportazione verso Paesi terzi, con le ong che protestano duramente, con Amnesty che denuncia un impianto punitivo in cui l’immigrazione è trattata solo come minaccia alla sicurezza nazionale e in contrasto con il diritto internazionale, il centrosinistra nel giorno del varo è rimasto muto.

Schlein non ha detto una parola. Conte neppure. E anche Avs, che pure su questi temi dovrebbe essere più sensibile, non è pervenuta.

Solo una timida opposizione di facciata su un punto tecnico: la limitazione dei poteri ispettivi dei parlamentari nei Cpr. Una protesta piccola, innocua, quasi un alibi. Come dire: “noi ci siamo”, ma senza disturbare davvero.

Il blocco navale, la norma più feroce e simbolica, è passato nel silenzio generale. E quel silenzio non è distrazione: è calcolo.

Il Pd non vuole “perdere” la partita della sicurezza

Il Pd è convinto da tempo che la sicurezza sia un tema perdente. Non nel senso che non conti: nel senso che se provi a difendere diritti umani e garanzie costituzionali, perdi voti. E quindi non ci prova.

Se deve attaccare Meloni lo fa sullo spreco di risorse in Albania, non sulla disumanità del modello Albania. Attacca i costi, non l’impianto. Attacca l’inefficienza, non l’ingiustizia.

E del resto il Pd ha uno scheletro enorme nell’armadio: Minniti, l’uomo che ha legalizzato i lager in Libia e ha inaugurato la stagione dei Daspo urbani. Se oggi alzi la voce contro la svolta autoritaria, domani ti chiedono conto di ieri. E allora meglio stare zitti.

Conte: il garante della “durezza responsabile”

Conte non ha mai fatto mistero di avere idee rigide sul tema, molto vicine a certe destre europee “sociali” e identitarie. E soprattutto porta addosso una responsabilità politica pesantissima: i decreti Salvini furono varati con lui a Palazzo Chigi. Non uno, due. E poi un altro decreto sicurezza con Lamorgese.

Quindi Conte oggi è attentissimo a non apparire “insensibile alla sicurezza”. Non vuole regalare alla destra l’arma più facile: “voi siete quelli dei porti aperti”. E così, mentre Meloni alza il livello, lui si tiene in equilibrio, evitando qualsiasi parola che suoni come una difesa esplicita del diritto d’asilo e del soccorso in mare.

Il risultato è che l’opposizione parlamentare appare più silente e più inutile proprio nei giorni in cui la destra ci va più duro contro la Costituzione.

Emilia-Romagna: la prova generale della resa

Il segnale più istruttivo arriva dall’Emilia-Romagna. Mentre a Roma si discute di blocco navale e deportazioni, il presidente della Regione Michele De Pascale (Pd) apre alla possibilità di costruire un nuovo Cpr in regione. Il sindaco dem Lepore si infuria, ma il dato politico resta: anche nei territori “progressisti” si inizia a inseguire la destra sul suo terreno.

Non è un inciampo. È la linea. È la resa preventiva. È il tentativo di “mettersi al riparo” dall’accusa di essere deboli.

E quando una forza politica accetta la grammatica della destra, ha già perso. Anche se vince le elezioni.

Lo Stato di polizia non arriva con i carri armati. Arriva con l’accordo trasversale.

Il punto centrale è questo: lo Stato di polizia non si impone solo con la violenza. Si impone con la normalizzazione. Si impone quando l’opposizione non dice: “questa legge verrà cancellata”. Si impone quando nessuno promette che queste norme disumane saranno abrogate. Si impone quando la critica diventa tecnica e non politica. Si impone quando la paura di perdere consenso vale più della difesa della democrazia.

E allora succede la cosa più grave: la destra può spingersi sempre oltre, perché sa che dall’altra parte non troverà un muro. Troverà al massimo un commento sarcastico. Una nota stampa. Un tweet. Un “non funziona”.

Ma non troverà un rifiuto netto.

La sicurezza è il nuovo patto di governo

In Italia la sicurezza è diventata il nuovo patto di governo permanente. Cambiano i colori, cambiano i leader, ma la direzione è sempre la stessa: più potere alle questure, meno garanzie per chi protesta, più repressione verso i migranti, più Cpr, più deportazioni, più confini.

Meloni ci mette la faccia e la ferocia. L’opposizione ci mette il silenzio e la codardia.

E così, in amore e d’accordo, stanno costruendo lo Stato di polizia. Non perché lo imponga il destino. Ma perché nessuno, dall’altra parte, ha più il coraggio di chiamarlo con il suo nome.

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